LA CHIESA

Interno della chiesa

Nella piazza centrale, intitolata a Niccolò Tommaseo, si trova la chiesa di Santa Maria, menzionata negli archivi già nel XII secolo ed eretta a parrocchia nel 1251, sotto il vescovo di Firenze, nel piviere di Ripoli. Della costruzione della prima chiesa rimangono poche tracce. L'altare di Santa Lucia, e la cappella preesistente, furono costruite nel 1475 e dedicate alla Santa patrona scelta dagli scalpellini a loro protezione. La bella statua in terracotta attribuita a Michelozzo è visibile ancora oggi nella nicchia sopra l'altare e affiancata dai Quattro Santi Incoronati, raffigurati nell'affresco con gli strumenti di lavoro degli scalpellini (13b).

Nel 1518, sotto papa Leone X dei Medici, l'edificio veniva ampliato, dedicato a 'Maria Assunta in cielo' e gli veniva conferito il titolo di Prioria. La struttura attuale a tre navate risale però al 1595, come indica un'iscrizione all'esterno della chiesa. Le belle colonne in pietra serena con capitelli ionici e il grande arco in pietra, che separa la navata dal presbiterio, furono commissionati dal mecenate Alessandro Bandini, cavaliere dell'ordine Gerosolimitano, patrono della chiesa stessa. Diverse le ipotesi sugli artefici di questi lavori, fra cui Francesco di Guido di Vieri, Simone Mosca, o altri bravissimi ornatisti nativi tutti di Settignano, dove l'industria della lavorazione della pietra forniva valenti scalpellini a tutte le botteghe fiorentine del tempo.

Durante le prime decadi del XVII secolo, in pieno fervore contro-riformistico, la chiesa fu arricchita di notevoli opere d'arte commissionate anche dalle singole compagnie che amministravano il culto della parrocchia (Compagnia della Trinità, del SS. Sacramento, di Santa Lucia, dei Sette Dolori della Beata Maria Vergine) o dalle famiglie nobili del paese. Nelle due navate furono costruiti tutti gli altari laterali e, nel transetto sinistro, la cappella dedicata al SS. Sacramento, con il relativo altare di Bernardo Buontalenti che nel 1602 aveva eretto il bel pulpito in pietra serena per conto di Giovanni Cerretani.

Il 27 maggio 1620 veniva inaugurato il fonte battesimale (2b), prerogativa una volta riservata, nei borghi di campagna, solo alle pievi e che quindi indica la condizione di privilegio attribuita allora alla chiesa di Settignano.

Nel 1627, nell'Inventario di Beni mobili et immobili appartenenti alla Prioria, si fa menzione all'altare maggiore di un Crocifisso al naturale in cartapesta (8) su una croce di abete, opera dello scultore dei granduchi Pietro Tacca, allievo di Giambologna. L'opera, splendidamente recuperata dopo un lungo restauro, è stata ricollocata dietro all'altare maggiore dove fu vista e descritta nel Seicento. Il Crocefisso fu forse in origine commissionato per essere portato in processione durante i riti della Settimana Santa, come indica il materiale leggero - la cartapesta - con cui fu modellato.

Verso la fine del XVIII secolo la chiesa minacciò di crollare a causa di difetti nelle fondamenta, fu quindi necessario un intervento radicale di consolidamento: in questa occasione fu costruito un nuovo 'soffitto a stuoia', furono aperte le finestre laterali e il finestrone della facciata e fu restaurato il portale; i lavori si conclusero nel 1798 e la chiesa venne riconsacrata solennemente il 15 agosto (giorno dell'Assunta).

Dopo la guerra (1953) iniziarono i lavori di restauro all'esterno dell'edificio, ai quali seguirono le trasformazioni interne, fra cui purtroppo la demolizione dell'altare maggiore barocco, decorato con marmi e pietre dure, demolito per ritrovare l'antica mensa sottostante.

Nel 1974 la Soprintendenza intervenne nuovamente con un restauro di consolidamento e risanamento. Le stuoie delle navate laterali furono abbattute, perché pericolanti, rimettendo in luce l'antica orditura Iignea. La sostituzione con una grata di un muro che separava la zona dell'altare maggiore dalla cantoria ha permesso il recupero dell'antico organo del XVI secolo, adattato dagli Agati Tronci nel 1908.


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